Gli accorgimenti che rendono innocuo Penguin 2.0

7 June 2013
7 June 2013, Commenti: 0

Sono già due settimane che Penguin 2.0 conduce la sua aspra rappresaglia contro spammer e SEO disonesti: ne abbiamo parlato qui qualche giorno fa. Mesi di ipotesi, supposizioni e immaginazione più o meno fervida hanno portato i SEO ad allarmarsi non poco. A così pochi giorni dal rilascio, risulta però inopportuno delineare già le conseguenze e le politiche certe dell’aggiornamento, poiché la situazione è ancora ambigua e fumosa. Alcune dinamiche, in ogni caso, appaiono già abbastanza evidenti.

L’autorevolezza del vostro sito, ovvero le credenziali già accertate da Google, presuppone un pregiudizio (in positivo!) da parte di Google stesso. Se rappresentate un’autorità nel vostro settore, allora questa buona reputazione darà i suoi frutti sotto forma di alto ranking.

I siti che contengono molti link in uscita rivolti a un unico sito web saranno sotto maggiore osservazione da parte di Penguin, più di quelli che puntano su link multidirezionati (verso siti diversi). Ecco perché il guest blogging aumenterà d’importanza: guest post poco pertinenti al tema del blog, contenenti link che puntano a siti di scarsa qualità, penalizzeranno il blog ospitante.

Ogni SEO dovrà poi prestare particolare attenzione alle attività di branding, in particolare alla maniera in cui si ospitano annunci. Gli annunci “above the fold”, ovvero piazzati in quella parte di pagina visibile senza far scorrere il contenuto, dovranno essere in numero contenuto (il troppo o il poco non sono standard dichiarati da Google, ma l’invito è ad avere buon senso e a limitare gli interventi invasivi). Gli annunci “under the fold” comportano rischi inferiori, ma si consiglia di non esagerare neanche lì.

La sezione advertorial è uno spazio, ospitato su un sito più grande, contenente materiale pubblicitario sotto forma di articoli pubbliredazionali (gli advertorial, appunto). Poiché i post pubbliredazionali, che sono a metà strada tra i post redazionali e quelli pubblicitari, si confondono abbastanza tra le pagine del dominio che li ospita, non sono considerati spam invasivo. Ma essendo pubblicità, e quindi spesso poco pertinente rispetto al sito ospitante, Google non li ha in particolare simpatia. Gli advertorial, che da molti non sono ritenuti strumenti totalmente negativi, verranno probabilmente presi da Google per quello che sono: mezzi poco credibili. Occorre tenerne conto.

Anche blog e commenti dovranno essere monitorati con attenzione, poiché la tolleranza di Penguin verso lo spam è andata diminuendo drasticamente, aggiornamento dopo aggiornamento (ne abbiamo parlato spesso: cliccate qui per approfondire l’argomento). Occorre prestare attenzione a isolare gli spammer, rimuovendo i loro interventi dai propri blog, poiché alcuni di essi sono particolarmente scaltri.

Attenzione poiché la sovraottimizzazione è anch’essa una forma di spam. Parole chiave insistenti, intestazioni e pié di pagina contenenti keyword in maniera indiscriminata, o in qualche modo inappropriate, condurranno verso la penalizzazione.

Di certo Google — lo sappiamo — ama la diversificazione sulla prima pagina delle ricerche. Nonostante ciò, sembra che il motore di ricerca ospiterà sulla prima pagina gruppi di pagine appartenenti allo stesso dominio, alla condizione che il dominio e le sue pagine siano autorevoli e qualitativamente ineccepibili. Poiché gli errori di scansione da parte degli spider non saranno infrequenti (come non lo sono stati finora), anche i SEO più corretti possono incappare in qualche ostacolo. Per questo c’è Google Webmaster Tools, attraverso cui controllare la velocità di scansione e rilevare gli eventuali intoppi che potrebbero interessare gli spider.

Articoli come questo possono interessarvi anche se non siete degli ottimizzatori, ma potrete senza dubbio contattarci, cliccando qui, per avere informazioni circa questo genere di servizi, e per affidare a un team di SEO esperti la gestione del vostro business online.

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