Una SEO avventata pregiudica anche il sito più bello e funzionale

29 December 2012
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29 December 2012, Commenti: 0

Ogni intervento di ottimizzazione siti  (SEO) oggi deve fare i conti con la crescente intransigenza di Google, che si traduce in un continuo giro di vite. Questa severità è sicuramente una notevole garanzia per gli utenti, poiché le ricerche su Google Search Engine diventano sempre più valide e pertinenti. Ciò che Google vuole è che i risultati delle SERP siano limpidi e comprensibili agli occhi dell’utente (user friendly), e che la guerra delle indicizzazioni non comprometta la qualità delle SERP. Ma cosa succede ai webmaster e ai SEO? Diciamo che il loro lavoro si fa sempre più delicato: devono affinare cautele e accortezze, evitando ogni atto indiscriminato o speculativo.

Mentre il White Hat SEO, se fatto male, può semplicemente essere inefficace, il Black Hat SEO è un insieme di tecniche poco ortodosse che possono condurre all’estromissione. Un esempio è il cloaking, script che manda dati incoerenti al motore di ricerca, ovvero non pertinenti al contenuto del sito segnalato.

Il Black Hat Seo è effettuato attraverso lo spamdexing. Esempi di spamdexing sono l’uso di testo nascosto, lo sviluppo di doorway pages, ovvero pagine web il cui unico obiettivo sia una maggiore visibilità, e comunque l’inserimento di contenuti rivolti esclusivamente ai search engine, astrusi agli occhi dell’utente.

Inzeppare i contenuti di parole chiave insistentemente ripetute (keyword stuffing),Il tag Title delle pagine farcito di parole e frasi chiave fino a diventare SEO spam, la ripetizione delle medesime keyword in tag come h1, h2 e h3, sono interventi invisi a Google, come pure inserire le chiavi in oggetti nascosti o mimetizzati, e riempire le pagine di pubblicità.

Link in uscita (outbound link) eccessivi verso siti non rilevanti o addirittura penalizzati, comporterà una penalizzazione.

L’ottimizzazione dei siti web può ritorcersi contro se fatta male

Anche per i link in entrata (inbound link) esistono delle regole da rispettare. Quando si manipolano gli anchor text di un sito non rilevante rispetto a quello di arrivo, ovvero non affine per contenuti, fino a creare un eccesso di ottimizzazione (over-optimization), scatta la censura di Penguin.

I sistemi automatici per creare link interni sono anch’essi piuttosto rischiosi, perché Google guarda con malizia alle operazioni per la ottimizzazione siti troppo seriali o forzate.

Tutta l’operazione censoria di Google Penguin è dedicata insomma alla qualità dei risultati, e al controllo delle infrazioni. Ci si concentra principalmente sulla qualità del sito, sulla qualità dei link in entrata al sito, e ci si rivolge alla dimensione user friendly così da consentire alle persone di trovare sempre buoni risultati attraverso il motore di ricerca. Google si è mobilitato affinché l’utente, inserendo parole chiave nella ricerca, reperisca solo ed esclusivamente risultati pertinenti, ovvero effettivamente affini alle tematiche della ricerca.

Google Penguin si concentra sui link con l’url nel nome dominio, sui link contenenti il nome del marchio o dell’azienda, sui link con parole chiave rilevanti, sulla qualità del sito e sulla qualità dei link in entrata.

Esso non sembra genericamente interessato al sito, attenziona piuttosto pagine singole. Può capitare, perciò, che singole pagine ben indicizzate perdano improvvisamente posizioni senza che il sito ne risenta complessivamente.

Una cosa da tenere a mente è che, mentre Panda ha un’attività circolare che si esaurisce in circa trenta giorni, Penguin ispeziona continuamente i siti web. Se si viene sanzionati si riesce in breve tempo a porre rimedio.

La linea da mantenere è quella del White Hat: siti qualitativamente validi, non siti sovra-ottimizzati e di scarso contenuto. Contenuti originali, intelligenza nel gestire le parole chiave, velocità e gradevolezza del sito, sono tutto ciò che Google chiede al buon SEO.

Il suggerimento che diamo a chi cerca un servizio di ottimizzazione, è di affidarsi sempre e solo a SEO esperti, giammai ad apprendisti stregoni del posizionamento che, in vista di un’indicizzazione rapida e aggressiva, vengono facilmente penalizzati da Google compromettendo siti belli e costosi. La SEO non è un’attività semplice, ma un intervento che necessita di grande cognizione di causa e di estrema padronanza. Ciò che rende professionale un SEO è la consapevolezza, soprattutto, di quali siano i metodi buoni e quelli controproducenti.

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